Il cinema del disgelo. Sei registi in cerca di libertà

di Giuseppe Russo

ISBN 978-88-92652-91-0   € 11,00 Youcanprint

Il periodo che va dalla morte di Stalin all’affermazione dei nuovi equilibri internazionali tra URSS e Paesi NATO fu un fenomenale banco di prova per registi, attori e sceneggiatori del cinema sovietico. Per la prima volta si allentò la morsa della censura sulle arti e anche sul cinema, ma nessuno sapeva esattamente fin dove ci si potesse spingere, sia perché non c’erano precedenti sia perché il realismo socialista continuava ad essere formalmente l’estetica di Stato, l’unica consentita. In quegli anni, alcuni registi provarono perciò a sviluppare opere ai limiti delle possibilità offerte, correndo grandi rischi e confidando nel proprio ingegno, in una terra di mezzo fra l’obbedienza apparente e il deviazionismo. Sei di questi cineasti vengono analizzati in questo volume: in ciascuno di essi la vicenda biografica si va ad intrecciare con quella artistica secondo modalità sconosciute in Occidente e in ognuno si nota la tensione dell’essere umano verso la libertà di espressione e di rielaborazione della realtà.

Giuseppe Russo (Napoli, 1963), laureato in Filosofia (1988) e in Culture dell’Europa Orientale (2003), Ph.D. in Slavistica (2008), ha svolto attività di ricerca per l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, attualmente è docente di Filosofia e Storia nei licei e membro della Redazione di Kaiak. A Philosophical Journey. Si occupa di letteratura, di cinema, di antropologia culturale e di musica rock. Ha scritto di geopolitica per Limes (2003 e 2004); di antropologia e di cinema per Kainós (annuari 1, 2, 3, 4, 2 n.s.); di slavistica per Orientalia Parthenopea (nn. VII, IX, XII, XIV). Ha pubblicato saggi su Heidegger e Kieślowski (AION 2003), sull’estetica di Lukács (Scheria 2005), sulla letteratura americana (Mimesis 2016). Dal 2014 è il curatore della sezione cinematografica della rivista Kaiak. A Philosophical Journey (www.kaiak-pj.it/cinema.html).

Arti e tecniche nel Novecento.

Studi per Mario Costa

a cura di Vincenzo Cuomo e Igor Pelgreffi

ISBN 978-88-92649-70-5  € 20,00 Youcanprint

 

Il volume raccoglie quindici saggi sulle molteplici relazioni tra le tecniche e le arti nel Novecento, a partire dal pensiero di Mario Costa, in occasione dei suoi ottant’anni.

Pioniere in Italia degli studi di estetica dei media, nonché di quelli relativi alla filosofia della tecnica, Mario Costa è stato professore ordinario di Estetica all’Università di Salerno ed è noto a livello internazionale soprattutto per il suo libro Il sublime tecnologico (Salerno, 1990; Roma 1998).

Saggi di: Roberto Barbanti, Maurizio Bolognini, Vincenzo Cuomo, Matteo D’Ambrosio, Diana Danelli, Paolo D’Angelo, Alice de Carvalho Lino, Derrick de Kerkhove, Roberto Diodato, Filippo Fimiani, Fred Forest, Fabio Galadini, Dario Giugliano, Giuseppe O. Longo, Aldo Marroni, Carla Subrizi.

Con un disegno di Gianfranco Baruchello.  

I curatori:

Vincenzo Cuomo, è direttore di Kaiak. A Philosophical Journey (www.kaiak-pj.it) e docente di filosofia nei Licei. Attualmente docente a contratto di “Teoria e storia dei media” presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, si interessa prevalentemente di estetica dei media e di filosofia della tecnica. Tra i suoi ultimi libri: C’è dell’io in questo mondo? Per un’estetica non simbolica (Roma 2012) e Eccitazioni mediali. Forme di vita e poetiche non simboliche (Tricase 2014).

Igor Pelgreffi, insegna a contratto Etica e filosofia della persona all’Università di Verona ed è docente nelle scuole superiori a Bologna. È redattore di Kaiak. A Philosophical Journey e di Officine Filosofiche. Tra le sue ultime pubblicazioni: Il filosofo e il suo schermo. Video-interviste confessioni monologhi (2016, curatela), La scrittura dell’autos. Derrida e l’autobiografia (2015) e il saggio Automatismo critico (“aut aut”, 2015).

 

Erkki Huhtamo

Elementi di schermologia

Verso un'archeologia dello schermo

Nel momento in cui schermi di tutte le dimensioni da quelli grandi come un orologio, ai grandi video-wall di Times Square a New York o di Shibuya a Tokyo, ci accompagnano in tutta la nostra giornata, a casa, a passeggio, in macchina e in treno, definendo anche una nuova demarcazione tra pubblico e privato, non ci si può non interrogare sul loro significato culturale. Per fare questo secondo Huthamo è necessaria un’indagine di archeologia dei media. Infatti laddove il marketing insiste sempre sul carattere innovativo e futuristico di tali apparecchiature, l’archeologia dello schermo svela che in realtà molti dei essi non sono poi così nuovi nella loro concezione, ma al contrario ereditano impostazioni o riproducono soluzioni già avanzate in passato. Questo significa anche che queste presunte novità vanno lette nell’ambito di una vera e propria tradizione sociale e tecnologica che va interrogata e compresa.

Erkki Huhtamo specializzatosi in storia culturale a Turku (Finlandia), è stato uno dei pionieri della media archaeology. Attualmente è professore di Media Arts nel Dipartimento di Design alla University of California, Los Angeles (UCLA). Ha curato insieme a J. Parikka l’antologia Media Archaeology: Approaches, Applications, and Implications (UCLA Press, 2011), e ha pubblicato recentemente Illusions in Motion: Media Archaeology of the Moving Panorama and Related Spectacles (MIT Press, 2013).

Roberto Terrosi attualmente insegna alla Tokyo University of Foreign Studies (TUFS). Ha scritto vari libri tra cui La filosofia del postumano (Genova, 1997) e La Genealogia: Nietzsche, Foucault e altri genealogisti (Roma, 2012).

ISBN | 978-88-91159-39-7

IBS euro 13,60

Vincenzo Cuomo

Eccitazioni mediali      

Forme di vita e poetiche non simboliche

Il libro è un tentativo di risposta a due questioni: la prima riguarda le ragioni della profonda crisi dei processi “simbolici” rintracciabile nelle forme contemporanee di vita umana; la seconda è relativa alle altrettanto profonde trasformazioni nelle sperimentazioni artistiche che si sono imposte a partire dalla seconda metà del Novecento.

Il volume cerca innanzitutto di mostrare come gli ambienti mediali della fotografia, del cinema, della televisione e del computer abbiamo accelerato e radicalizzato la crisi del simbolico, ciascuno condizionando specifiche modifiche destrutturanti sia negli assetti sociali sia negli assetti psichici degli individui, ciascuno ri-mediandosi e ibridandosi con gli altri in modalità complesse.

In secondo luogo, il libro sostiene che le trasformazioni in senso non-simbolico delle pratiche artistiche tardo novecentesche non sono solo il riflesso del composito “processamento” non-simbolico al quale sono state sottoposte le forme di vita contemporanee, ma contengono anche una risposta artistico-culturale, in buona parte ancora da portare alla luce, alla crisi dei mondi simbolici.

Vincenzo Cuomo è direttore di Kaiak. A Philosophical Journey e, dal 2001 al 2014, è stato co-direttore di Kainos. Rivista on line di critica filosofica. Studioso di estetica e di filosofia della tecnica, è impegnato da alcuni anni alla definizione di un'estetica non simbolica. I suoi ultimi libri sono: Al di là della casa dell'essere. Una cartografia della vita estetica a venire (Roma 2007), Figure della singolarità. Adorno, Kracauer, Lacan, Artaud, Bene (Milano 2009), C'è dell'io in questo mondo. Per un'estetica non simbolica (Roma 2012).